Coordinamento per la chiusura dell'allevamento Morini
01.12.02 - 12:12
Da cinquant'anni l'allevamento Morini a S.Polo d'Enza (RE) della signora Soprani Giovanna fornisce cani beagle e altri animali ai laboratori di vivisezione, dove subiscono aberranti torture.
Abbiamo pazientato cinquant'anni... ora basta! Mobilitiamoci per chiudere l'allevamento!
Manifestazione nazionale sabato 7 dicembre 2002
a S.Polo d'Enza (Re) - ore 14.00 concentramento nella piazza del comune.
NE' QUI, NE' ALTROVE
30.11 2002 - 14:00
Il Tavolo Migranti dei Social Forum d'Italia ha indetto per il 30 novembre 2002 a Torino una MANIFESTAZIONE NAZIONALE contro la legge Bossi-Fini e per la chiusura dei CPT. APPUNTAMENTO in p.zza SABOTINO h.14, conclusione davanti al LAGER per migranti di c.so Brunelleschi. Al MATTINO del 30-11 si terranno due PIAZZE TEMATICHE in P.zza Carlo Felice (vicino Porta Nuova-stazione) e a Porta Palazzo per informare cittadinanza e immigrati sui contenuti della mobilitazione.
27.11.02 - 16:23
Questa è una lettera aperta scritta da Maya Price (inizialmente accreditata a Joan Jett) al Rolling Stone magazine in seguito all'uscita di un numero speciale intitolato "Women in Rock", ma non è mai stata pubblicata dagli editori del giornale.
Personalmente ritengo che l'idea di Joan Jett di suonare per le truppe americane in Afghanistan sia più che deprecabile (non tutte le eroine sono perfette, sic!) per quanto provocatoria potesse essere la performance, ma alcune critiche al giornalismo musicale mainstream (niente di nuovo sotto il sole, anzi... al peggio non c'è mai fine) contenute nello scritto valgono la diffusione.
AN OPEN LETTER TO ROLLING STONE
by Maya Price
I tried to find some cleverly worded way to express my disgust with your "Women in Rock" issue, but what i have to say is really quite simple: You guys are completely retarded.
By RS standards, Rock is no longer a style of music but a trendy costume to be whipped up by expensive stylists and slapped onto the latest pop tart barbie doll. Give a girl some tight pants and a spiky bracelet and POOF! She ROCKS!
Your poor choice of cover girls and featured artists brings to mind the Sports Illustrated swimsuit editions. There is nothing necessarily wrong with the breast-baring models inside... but we all understand that they have NOTHING TO DO WITH SPORTS--Which just might be offensive to women who are interested in sports or who might even be (gasp) real athletes.
Yes, Britney has a talented stylist and yes, somebody gave Shakira a Guns & Roses t-shirt to wear..but they ARE NOT NOW NOR WILL THEY EVER BE ROCK.
Maybe it's naive of me to expect any glimmer of rock'n'roll credibility OR respect for women from a magazine whose cover shot is regularly a naked underweight actress. The thing is , I AM a woman musician with a rock band, and as we all are I am STARVED for any little crumb of recognition that real women rockers might be thrown. So like a sucker I find myself short another five bucks ...and pissed enough to write my first letter to an editor. Avril Lavigne gets some studded accessories from Hot Topic so now she's "upholding the brazen tradition of teenage outrage"???!! Are you SERIOUS? And could someone please explain to me why people keep insisting on referring to PINK as rock? Wasn't she doing the white girl hip hop thing a minute ago? Yeah, she performed on the Aerosmith tribute show --big deal... she was on the Janet Jackson tribute show just before that--whatever's trendy.
WHO CARES. She's a Spice Girl reject...but I digress.
Jewel and Mandy friggin' Moore have full page features as Rock Icons...Meanwhile Joan Jett gets one line. ONE LINE. Joan Jett & the Blackhearts, who have never stopped touring, recently did 10 days in the Middle East playing for the troops stationed in Afghanistan. In AFGHANISTAN, Joan would come onstage wearing a birkha, which she ripped off and stomped on before blazing through the purest and nastiest rock show ANYWHERE.
But even in the RS WOMEN IN ROCK issue, a story like that gets ONE SENTENCE on the bottom of the last page of Random Notes.
Britney's Rock credentials? Well, she butchers the song "I Love Rock'n'Roll" on her latest record, and when asked about it the genius replies "Well, I've always loved Pat Benatar." And SHE is your Rock issue cover girl?? You should be REALLY embarrassed.
Sleater Kinney was the only rock group listed on the cover...and they got only half a page. Ashanti, the r&b back up singer who can't seem to do anything without "featuring Jah Rule," has two pages.
What about the Donnas? The Yeah Yeah Yeahs? The Distillers? A mag like RS has the power to shine important light on groups like these--instead they are afterthoughts, and that valuable spotlight is wasted on the same overexposed pop princesses WHO HAVE NOTHING TO DO WITH ROCK.
In your own letter from the editor you have the hypocritical balls to say "rock radio won't touch female artists, while the pop factory keeps churning out soundalike clones, and ambitious musicians with something to say find themselves left out in the cold."
The pages that follow those words are a blatant display that Rolling Stone magazine is happily working for the factory now too.
If the issue had been called "Women in Music"...or maybe "Some Cute Girls with Top 10 Records out Right Now"...I would have no beef with it. Corny as it may sound, ROCK is something which is still meaningful and even sacred to some of us. Use the word "rock" in bold letters next to a picture of Britney Fucking Spears, and you're turning your whole publication into a joke...and an offensive joke at that.
woo_man_expo a Rotterdam
16.11.02 - 11:37
Contemporaneamente a Torino mobilitazione contro il XXII Convegno Nazionale dei Centri e Servizi di aiuto alla vita. Appello del collettivo Rossefuoco
Dal Forum Sociale Europeo @ Firenze
08.11.02 - 20:21
Il M.I.T. al seminario "Che il futuro non ci sia indifferente - Lesbiche, Gay e Trans: prospettive culturali, pratiche, politiche"
Corpo degenere
Quando la persona transessuale decide di dichiararsi al mondo ed a se
stess* o molto più semplicemente decide di restare coerente ed in
sintonia con la propria identità, mette in moto un processo di
decostruzione di genere.
Dopo aver decostruito ed annullato la sua parte maschile o femminile,
un/una trans ricostruisce se stess* non come donna/uomo ma come
transessuale o per essere più precisi come transgender.
E’ in questo passaggio che c’è tutta la prorompente potenza
dell’esperienza trans, il sisma altamente distruttivo dell’impianto di
genere, specialmente dell’identità maschile: supremo ed assoluto
simbolo della nostra civiltà. L’azione di decostruzione è psicologica,
fisica e culturale, essa riguarda il soggetto trans nella sua
individualità ma anche il modello culturale di cui esso fa parte. Il
transessualismo ha in se una grandissima carica eversiva poiché mette
in discussione sia la persona nella sua identità di genere che la
società nella sua identità culturale. Per questo è considerata
esperienza deviante, emarginata e perseguita perché socialmente e
moralmente pericolosa.
I passaggi che caratterizzano il percorso trans sono altamente
visibili. Il coming out nell’esperienza trans non è il frutto di una
riflessione intellettuale o di una coscienza politica: mostrarsi al
mondo è bisogno immediato. Se il personale è politico, la politica
dei/delle trans sta nel proprio essere, nel proprio corpo e nella
propria identità di genere.
Corpo in movimento
Cosa c’entriamo noi trans con la globalizzazione e soprattutto cosa
lega la nostra esperienza a quel movimento che si oppone alle leggi
assurde e scellerate del neoliberismo? Apparentemente nulla! Non è
facile trovare un rapporto tra identità di genere e neoliberismo, un
nesso tra sessualità e globalizzazione, è difficile comprendere il
rapporto che esiste tra noi, soggetti transessuali, omosessuali ma
anche e perché no, eterosessuali e quel perverso sistema che regola il
mondo e condiziona le nostre vite. Quali fili legano la nostra
esperienza a quelle leggi ed a quei modelli sociali, culturali,
politici e soprattutto economici che sono l’essenza di quel sistema? In
una società schizzofrenica come la nostra in cui tutto, ma proprio
tutto è scisso, scomposto, separato e diviso, l’identità di genere o la
sessualità sono concetti che nulla hanno a che vedere con il sitema
sociale e produttivo di cui facciamo parte. Ma allora, ci chiediamo,
dove nasce e perché si sviluppa il pregiudizio, l’emarginazione, la
violenza nei confronti delle persone transessuali ed omosessuali? Siamo
profondamente convinti che l’omofobia, il razzismo ed il pregiudizio
siano endemici alla cultura neoliberista, l’essenza stessa della quale
sta nella negazione e nell’esclusione di tutti coloro che non sono
conformi e funzionali ad essa.
Nella nostra società ruoli ed identità sono assegnati in funzione del
mantenimento di un sistema e non in base ai desideri, alla percezione e
ai bisogni della persona. Ognuno di noi deve rappresentare, riprodurre
e preservare un modello formato da uno standard di comportamenti: la
cosidetta normalità. Tutti coloro e non sono assolutamente delle
minoranze, che non si adeguano a tali standard sono considerati
anormali, devianti ed automaticamente esclusi. Parlando di esclusione
si parla di diritti umani, di diritto di cittadinanza, di diritto
all’autodeterminazione, tutti diritti che oggi sono sistematicamente
negati alle persone transessuali, sia nel sud che nel nord del mondo.
Spesso però ci sentiamo ripetere che solamente dentro il sistema
liberista trans, gay e lesbiche hanno più spazio e sono riconosciuti e
che solamente le cosiddette democrazie ricche ed avanzate riescono a
garantire diritti e dignità delle persone glbt. Noi a proposito abbiamo
forti dubbi e perplessità ed è questo il motivo che ci ha spinti a
partecipare a questo Forum. Siamo convinti che l’unica cosa che questo
sistema ci ha riconosciuto, ma comunque non ci garantisce, è la
condizione di consumatori.E’ fondamentalmente per questo che nei paesi
ricchi siamo più visibili e non per questo più accettati. E’ molto più
facile trovare una transessuale che batte il marciapiede piuttosto che
una impiegata nella pubblica amministrazione, è più facile trovarne una
nel mondo dello spettacolo che in un qualsiasi atro ruolo lavorativo.
Per i soggetti devianti e poco funzionali ad esso, il sistema ha
inventato delle aree neutralizzanti come il mondo dello spettacolo
appunto o la prostituzione, che rappresentano le riserve in cui
confinare tutti coloro che non vogliono o non possono uniformarsi.
La prostituzione transessuale, riguarda esclusivamente l’esperienza MtF
(Maschile transizionato Femminile) quella a cui questo intervento
principalmente si riferisce.
Oggi l’esclusione delle persone trans è altissima e riguarda il
riconoscimento, l’accesso al lavoro, il diritto alla salute, le
garanzie di vita, mentre l’inclusione riguarda soprattutto il
soggetto/oggetto consumatore e non il soggetto di diritto. Come mai, ci
chiediamo, ogni anno il Pride è osteggiato ed accompagnato da
polemiche? Come mai le persone transessuali continuano ad essere
discriminate, escluse dal mondo del lavoro e dalla vita pubblica? Come
mai c’è ancora un numero altissimo di transessuali aggrediti o
assassinati? Perché la loro salute non è garantita? Perché la loro
dignità è puntualmente calpestata? Perché stiamo qui a parlarne?
Siamo coscienti che questo sistema non potrà e forse non vorrà mai
rispondere a queste domande, ma siamo profondamente convinti che queste
debbano diventare risposte e riflessioni di quel grande movimento
riunito qui a Firenze di cui ci sentiamo parte.
Intanto va ribadito e sottolineato che nessuno ci ha regalato niente
e che tutto quello che abbiamo conquistato è il frutto delle battaglie
che trans gay e lesbiche di tutto il mondo hanno condotto contro quella
morale che è l’essenza stessa di questo sistema. E’ la stessa morale
che ci ha massacrati per secoli e secoli, sui roghi, nei campi di
sterminio, nei manicomi, nelle prigioni e in ogni anfratto di questa
civiltà, noi questo lo chiamiamo genocidio.
A tutti coloro che non trovano un nesso tra identità di genere,
sessualità, potere, neoliberismo e non per ultima la guerra una
risposta ci piace darla. Con il rischio di sembrare banali e scontati,
vogliamo sottolineare che l’essenza del sistema neoliberista, il suo
simbolo assoluto è il potere maschile: la guerra come lo stupro e la
pulizia etnica son fatte dai maschi, i rapporti di produzione e lo
sfruttamento sono gestiti da maschi, la violenza e l’emarginazione nei
confronti delle diversità parte da quello stesso potere che si sente
messo in discussione dall’identità trans e gay.
Eppure, nonostante queste riflessioni, non è stato semplice inserire il
tema dell’identità di genere in un contesto come il Forum Sociale
Europeo, non era ritenuta una priorità. Del resto è stato difficile
proporlo come tema anche all’interno del movimento gay e lesbico che
forse meglio degli altri avrebbero potuto coglierne l’importanza.
Corpo della memoria
Per secoli l’esperienza transessuale non ha avuto visibilità, dignità,
diritti e neanche un nome. Quando fecero la loro comparsa, il loro
primo coming out, circa 40 anni fa, le transessuali furono considerate
travestiti, pervertiti e degenerati letteralmente fuori dai generi e
cioè ne maschi ne femmine. Fù poi coniato il termine transessuale e
cioè persona che transita tra i sessi, dal maschile al femminile e
viceversa. Ma si mancava ancora di corretteza perché quella trans non è
una esperienza riconducibile solo ed esclusivamente al sesso.
L’esperienza trans riguarda la percezione di se stessi e della propria
identità, quello che le persone transgender rivendicano è un
riconoscimento sociale della propria identità di genere più che del
proprio orientamento sessuale. Sul corpo il soggetto trans scrive la
sua esperienza e attraverso questo si relaziona con un mondo che per
secoli lo ha negato: io sono questo e non quello che altri hanno deciso
che fossi!
Nei secoli quel corpo e tutto ciò che esso rappresentava, è stato
bruciato nelle piazze perché segno del male, annullato nei manicomi
perché considerato frutto del delirio mentale, recluso in carcere
perché moralmente e socialmente pericoloso ed infine scomposto in
laboratorio perché interessante materiale scientifico. Nonostante si
sia passati dai roghi ai lettini degli psicologi la dignità di esseri
umani ancora non ci è stata riconosciuta. Eppure ci si può considerare
fortunati/e perché nel sud del mondo, ma anche nel sud dei paesi ricchi
le persone trans continuano a morire, per pregiudizio, per abbandono,
per miseria e soprattutto per non accettazione. Quel sud dove si muore
non è solo un luogo fisico ma un luogo culturale, sociale, politico, un
luogo vicino a noi, presente in ogni dove a macchia di leopardo
sull’intero pianeta. Quel sud sottoforma di esclusione è presente e si
ripropone dapertutto anche nei nostri territori liberati e come nel
gioco delle scatole cinesi, lo si ritrova tra gli etero nei confronti
dei gay, tra questi nei confronti dei trans, e tra i trans ricchi nei
confronti di quelli poveri: il sistema riproduce se stesso e purtroppo
c’è sempre qualcuno che si trova più a sud.
Attualmente non ci sono dati esatti ma di sicuro sappiamo che nel mondo
i diritti umani delle persone transessuali e transgender sono
metodicamente calpestati. Fatta eccezione per alcune popolazioni,
oramai rare, la cui cultura accetta ed include l’esperienza trans,
nella stragrande maggioranza del pianeta il transessualismo è vietato,
perseguito legalmente ed in alcuni casi punito con la pena di morte.
L’assistenza medica di cui una persona transessuale ha bisogno non è
garantita neanche in gran parte della evolutissima Europa, cure
ormonali, interventi chirurgici ed estetici sono spesso nelle mani di
speculatori e profittatori senza scrupoli. Ci sono pratiche, purtroppo
molto diffuse, che sono devastanti per la salute come la
somministrazione senza controllo degli ormoni, la chirurgia arbitraria,
l’iniezione di silicone. Quest’ultima pratica è la più nociva e
deleteria per la salute perché significa inettarsi delle sostanze,
spesso di pessima qualità e di dubbia provenienza che non potranno più
essere espulse dall’organismo. Attualmente è una delle cause più
frequenti di malattia e morte: embolia, paralisi nervose, flebiti. Tra
i più poveri del mondo questa pratica significa autoiniettarsi dosi
elevate di olio Jhonson.
E’ evidente che quella trans è un’esperienza altamente problematica,
un’esperienza che continua ad essere negata ed emarginata, spesso anche
dai gay e dalle lesbiche per i quali è una sorta di parente scomodo da
tirar fuori e mostrare solo in certe situazioni. Emarginata anche dalle
compagne femministe secondo le quali le trans sono troppo inclini a
evidenziare e riproporre un modello di donna che loro contestano.
Quello che non è stato capito dalle compagne e forse neanche dalle
trans stesse è che ciò che si manifesta e si propone con l’esperienza
trans, non è l’essere donna (che è altro) ma l’essere fuori ai generi.
E per rispondere ai medici, la nostra non è disforia di genere (DSG)
bensì euforia di genere. Siamo euforiche, confuse e disorientate e ne
siamo fiere. Il corpo transessuale continua ad essere corpo di reato e
purtroppo non solamente in quella cultura che contestiamo, ma anche
nella cultura liberata e cosidetta libertaria.
[Porpora Marcasciano]
Buy Nothing Day
29.10.02 - 12:48
Tra un mese, ma è meglio prepararsi... qui.
HOMO A GOGO!
26-29.09.02 - 11:08
Ladyfest London
1-4.08.02 - 10:54
Ladyfest Amsterdam
26-28.07.02 - 11:30
Manifestazione nazionale sulle TRA [Roma]
06.07.02 - 16:15
Anche Silvia è libera
03.06.02 - 10:37
da Indymedia
Women For Women
23.05.02 - 13:00
Interessante nuovo sito italiano per le donne contro i fondamentalismi (tranne quello punk-hardcore!), a cura dell'associazione Testarde.
Molti links essenziali qui.
Diamanda Galas @ Auditorium "Parco della Musica" [Roma]
11.05.02 - 20:15
Le Tigre @ Classico Village [Roma]
10.05.02 - 23:30
foto in prestito da bandphotography.com ...clicca sull'immagine per scaricare le altre.
Le Tigre sul sito delle Chicks On Speed | Keep On Living! | un buon sito retrospettivo sulle Bikini Kill e Kathleen Hanna | KillRockStars | MrLady
Roberta è libera!
08.05.02 - 19:31
Dal comitato di donne e femministe e lesbiche per la liberazione di Roberta:
"Martedì 7 maggio Roberta Ripaldi è stata scarcerata! Ora è libera, sta bene ed è piena di energie. Altre notizie sono che è decaduto l'articolo 270 bis per tutti e tre gli imputati, resta il 270 rispetto al quale Fabrizio e Raoul sono accusati di organizzazione mentre Roberta solo di partecipazione.
La prima udienza del processo è fissata per il 26 settembre.
Fabrizio e Raoul restano detenuti.
Nella mattinata c'è stato un sit-in davanti al tribunale e alle 17.30 davanti al carcere di Rebibbia: 40 persone l'attendevano per accoglierla."
Dalla mailing list della Tactical
Media Crew:
"Ecco gli esiti dell'udienza preliminare al processo contro Roberta, Raoul,
Fabrizio, che si è svolta il 7 maggio 2002:
Il Giudice per l'udienza preliminare ha derubricato l'articolo 270 bis (associazione
sovversiva con finalità eversiva dell'ordine democratico, ovvero ass.
sovv. con finalità di terrorismo) per tutti e tre gli imputati!
Per loro resta il 270 (associazione sovversiva) rispetto al quale Roberta è accusata di partecipazione, mentre Fabrizio e Raoul di organizzazione.
A Roberta è stata concessa le revoca totale delle misure cautelari, e l'ordinanza di scarcerazione è stata immeditamente eseguita nel pomeriggio: ROBERTA è LIBERA!!!!
Purtroppo Fabrizio e Raoul restano detenuti.
La prima udienza del processo è fissata per il 26 settembre."
PxMxD newslitter
03.05.02 - 19:35
Primo post di prova per la pagina che ospiterà gli aggiornamenti più corposi e le comunicazioni d'urgenza che vorrei evitare di segnalare tramite la newsletter della distro, rendendo la sua stesura settimanale meno travagliata per me e il suo arrivo + lettura meno pesante (in termini di k) per quell* che la ricevono.
Dal titolo però puoi dedurre che utilizzerò questo spazio anche per segnalazioni musicali maggiormente dettagliate e scritti personal-politici che per motivi di spazio e di funzionalità non posso nè voglio includere nei messaggi che invio tramite la mailing list su Smartgroups.
N.B. Questa "arandom'zine" non costituisce in alcun modo un palliativo del mio feticismo cartaceo, bensì mi auguro che ne sia un'integrazione.
Adios..